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IL NATALE DI HARRY

di Steven Berkoff

con Andrea Biagiotti

regia di Alessandra Bedino

scene Michele Ricciarini, Maurizio Giornelli
luci Matteo Fantoni
assistente di scena Ilaria Violin

Nei giorni che precedono il Natale nessuno può dirsi davvero immune dall'angoscia, nessuno è davvero al sicuro dall'attacco frontale della banalità più melensa, del buonismo più ipocrita.
Per chi poi, come Harry, non ha ammortizzatori adeguati (una famigliola numerosa o 'almeno' un partner oppure, al limite, un nugolo di amici chiassosi tra cui mimetizzarsi) l'impatto è ogni anno ad alto rischio, un rischio che va affrontato tutto da soli… o quasi.

Quattro giorni prima di Natale: Harry, single londinese senza 'segni particolari', passa in rassegna i biglietti di auguri che gli sono arrivati.
"Il Natale è rivelatore… e se non ricevi che sei miserabili bigliettini … Il Natale sembra fatto apposta per farti sentire che non esisti… è come una valanga che ti viene addosso… vorresti scappare, ma non c'è un buco dove nasconderti…"
Comincia così per lui uno sfiancante e demenziale dialogo con se stesso, con quella parte di Harry cioé che ancora si affanna a risalire la voragine della nevrosi e della solitudine.

Il Natale di Harry riesce a far ridere di gusto centrando in pieno il cuore del problema: la nostra solitudine, ovvero una delle principali fonti di ispirazione della drammaturgia contemporanea, da Beckett a Pinter a Bennett, solo per restare in Inghilterra. Il testo di Berkoff del resto, prima ancora che da un drammaturgo (e uno dei più interessanti e quotati della scena europea), è chiaramente scritto da un attore (straordinario tanto in teatro quanto in cinema); e proprio per questo è un 'piatto prelibato' per qualsiasi interprete.